Osvaldo Seriosi è l’uomo più alto di Borgo Rotondo, così alto che quando sull’Appennino inizia a soffiare il levante, quel vento umido e fresco che arriva dall’est, lui è sempre il primo a sentire l’odore della primavera. Gli succede quasi per caso, quando l’orizzonte è disteso come un lenzuolo ad asciugare e le nuvole della nuova stagione ancora non sono nate.
Per gli abitanti di quel piccolo borgo, dove le case se ne stanno vicine vicine come una famiglia di piopparelli, Osvaldo Seriosi è da sempre l’uomo che non sa sorridere, uno spilungone dall’ombra lunga che quando cammina per strada somiglia a una nuvola nera.
Il giorno in cui Osvaldo scoprirà di aver smarrito lungo la strada della vita il suo sorriso di bambino, inizierà la sua odissea alla ricerca di quella felicità che gli si stampava sulla bocca d’estate, quando da piccolo costruiva castelli di sabbia davanti a una distesa blu che a tratti era azzurra, ma anche un po’ verde e poi turchese e poi si riempiva di spruzzi dorati quando il sole decideva di fare il bagno a fine giornata.
E dopo tanti inutili tentativi il vero aiuto gli arriverà da Odilia Sodini e sua nipote Madalina, una strana coppia che Osvaldo conoscerà in un pomeriggio autunnale passeggiando nel bosco. Sarà Odilia a rivelargli che il sorriso di un uomo è qualcosa che sgorga dal profondo del suo cuore e a spiegargli, finalmente, come fare a ritrovarlo.
L’uomo che non sapeva sorridere



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