Quando il disegno diventa ricordo di viaggio

chichicastenango
Guatemala
Il mattino seguente l’alba aveva disteso sulla regione del Quiché una luce tagliente e nuova, che dava a cose e persone contorni netti e decisi. Chichicastenango rimaneva ancora all’ombra delle montagne, ma le sue vie strette erano già animate da una moltitudine di indios intenti ad allestire il mercato.

bamba
Mali
I dromedari avevano bocche schiumose, a ricordare la fatica, e i loro padroni possedevano la bellezza austera del popolo Tuareg. Che contrasto tra i nudi di donna che avevo visto bagnarsi alle acque del Niger e queste vesti morbide che fasciavano da capo a piedi corpi di uomo sempre pronti a partire, la cui pelle aveva conosciuto il linguaggio del vento e vissuto sotto le stelle.

san pedro de atacama
Cile
Qualcuno l’aveva definito il deserto più triste del mondo, ma lontano dagli stabilimenti di salnitro la dura crosta di sale, abbacinante di riverberi nella luce dell’inverno, conferiva all’Atacama un certo fascino.

damasco
Siria
Dietro le lenti degli occhiali sta uno sguardo da gatto che sbircia compiaciuto tra gli spettatori, mentre una mano sfoglia con lentezza le pagine del libro per riprendere il filo della storia e alimentare l’attesa. D’un tratto le parole escono come una nenia dalla bocca dell’Hakawati, proprio nel punto in cui i baffi grigi lasciano intravedere un piccolo vuoto in mezzo alla fila di denti ingialliti dal fumo e dalle stagioni.

Petra
Giordania
Nel sud della Giordania, al termine di un siq stretto e tortuoso, una tomba scolpita nella pietra accoglie il viaggiatore in una tomba antica quanto il tempo. Erosa dall’acqua e dal sale che i venti del Mar Morto trasportano fino al limite dei deserti, Petra è un frammento di luce rosa che ha attraversato secoli di storia.

chiapas
Messico
Sapevamo fin dall’inizio cosa sarebbe successo: ci avevano avvertito che l’unico modo per incontrare i Lacandoni era quello di acquistare uno dei loro oggetti artigianali, archi, frecce, sculture di argilla oppure i semplici tamburi che forse, ancora oggi, usavano segretamente per pregare.

maragua
Bolivia
Il cratere di Maragua era una spruzzata di verdi e di viola che la foschia del mezzogiorno stemperava sulle colline. Il sentiero che stavo percorrendo s’inerpicava lungo la Cordillera de Los Frailes e ne consentiva la visione a tratti, ma sempre in lontananza, così da restituire del luogo un’immagine sfuocata e quasi surreale.

fez
Marocco
Di giorno era il suq dei conciatori a rivelare la caparbietà di un legame che ancorava i suoi abitanti alle viscere del passato. Si annidava vicino al fiume, ai confini della medina, ed era un polmone nascosto che respirava tra i miasmi di un cortile a cielo aperto, invisibile a chi si limitava a percorrere la città attraverso i suoi vicoli.

nemrut dagi
Turchia
Sul luogo si respirava un’atmosfera spettrale. Le teste degli dei erano rotolate a terra, lontane dai corpi smisurati rimasti seduti sui loro troni di pietra: alcune erano state rimesse in piedi, appoggiate al suolo sui colli taurini; altre giacevano riverse, come esalando l’ultimo respiro verso il mondo.
Tutti i brani sopra riportati sono tratti dal mio libro L’isola delle correnti, una raccolta di racconti dedicati agli orizzonti urbani, perché alcune città sono fatte d’acqua e vivono affacciate all’oceano, invitando alla partenza; altre, invece, sono percorse da venti e da gabbiani e appartengono all’aria; altre ancora, infine, sono legate alla terra ed è camminandoci dentro, inciampando tra gli odori di cibo e dei mercati, che si incontra la strada per tornare a casa. In questo libro ho affiancato a ogni racconto un mio disegno, perché da sempre i ricordi di viaggio sono fatti di immagini e di parole.
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