Curiosità dal mondo

La vita nascosta delle ostriche di Cancale

Quando si dice Francia si pensa allo champagne, quando si pensa allo champagne si dice ostriche… come dire, un abbinamento perfetto tra un territorio e i suoi prodotti. La Francia, infatti, è il maggior produttore di ostriche dell’area UE e la Bretagna è la regione che la fa da padrone. Nel nord della Francia l’ostricoltura è una pratica di allevamento molto fiorente e la qualità della sua produzione è determinata dal fatto che qui, diversamente da altri siti, le ostriche sono esposte all’azione rilevante delle maree: abituandosi al susseguirsi di inondazioni ed esondazioni acquistano quel particolare sapore iodato che le caratterizza. Cancale, in particolare, è considerata la capitale dell’ostrica: è una cittadina bretone situata a ovest della baia di Mont Saint-Michel e dal 2019 le sue ostriche sono classificate come Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO. Il modo migliore di gustarle è acquistarle direttamente dagli ostricoltori, che tutti i giorni le vendono al mercato al termine del porto, un vero e proprio street food a Km 0. Una spruzzata di succo di limone e il gioco è fatto: mentre la salinità si insinua sotto il palato, il vento sospinge verso le narici l’odore di salsedine. Ma ciò che rende unica questa esperienza del gusto è scoprire la vita nascosta delle ostriche: a Cancale, infatti, le maree sono così importanti che quando le acque si ritirano rendono visibili, davanti al porto, i fondali dove le ostriche sono coltivate, adagiate in sacche retate su lunghe tavole rialzate da terra. A guardarle in lontananza ricordano lunghi filari d’uva e quasi non sorprende che in mezzo vi passino a gran velocità uomini e trattori per la raccolta dei molluschi, mentre i gabbiani si affannano in mezzo al fango alla ricerca di scarti da mangiare. Poi, a distanza di qualche ora, le acque del Canale della Manica tornano a ricoprire la baia, le barche che si erano adagiate sul fondale rialzano i pennoni e la vita delle ostriche di Cancale si fa di nuovo misteriosa… tutto sparisce alla vista come se non fosse mai esistito, lasciando una distesa d’acqua su cui lo sguardo scivola fino al profilo inconfondibile di Mont Saint-Michel. Per chi viaggia in quest’angolo della Francia è uno spettacolo imperdibile!

Maschera dogon

Fra i diversi tipi di maschere africane le più note sono quelle dei Dogon, una popolazione che occupa la regione della falesia di Bandiagara, a sud del fiume Niger, nel Mali centrale. Alla loro cultura appartiene una mitologia complessa, al centro della quale vi è il culto degli antenati intimamente connesso alla celebrazione dei riti. Nelle cerimonie religiose rivolte agli spiriti degli avi tutti gli uomini diventano membri della società mascherata chiamata Awa.

Si anima così la fantasia degli artisti che danno prova di abilità nelle rappresentazioni zoomorfe delle maschere, prevalentemente di forma rettangolare, con i buchi per gli occhi, quadrati o oblunghi.

Attraverso i riti Awa l’energia spirituale posseduta in tutte le cose viene intrappolata nella maschera e indirizzata a beneficio della società.

Il trilece

Il trilece è uno dei dolci tipici dell’Albania. Forse di origine messicana, deve il suo nome “tres leches” alla presenza di tre tipi di latte impiegati nella sua preparazione: latte intero, latte condensato e panna. Il dolce è realizzato attraverso un pan di spagna inzuppato in questi tre tipi di latte e poi ricoperto da uno strato di caramello; il risultato è un dolce al cucchiaio molto goloso. Nel mio recente viaggio in Albania ho assaggiato il trilece in molte località, ma il più buono in assoluto l’ho gustato a Shkoder, una delle più antiche città europee. Se ti interessa la ricetta di questo dolce clicca qui.

Gargoulette tunisina

La pesca del polpo attraverso l’impiego di piccole anfore in terracotta (gargoulette) è un antico metodo di pesca che si tramanda da generazioni, diffuso dal Nord Africa al Sud America fino alle coste dell’Europa. In Tunisia è caratteristico delle Isole Kerkenna, al largo di Sfax.

Questa tecnica si basa su un inganno che i pescatori tendono ai polpi, tipici cacciatori notturni che all’alba cercano un rifugio dove riposare durante le ore diurne al riparo dai predatori. Le anfore vengono calate sul fondale di sera, così che i polpi possano utilizzarle come tane, e sono legate le une alle altre attraverso delle corde che ne facilitano un rapido recupero il giorno successivo. Quando le gargoulette vengono issate sul ponte della barca, i polpi catturati sono immediatamente abbattuti per assicurarne una frollatura perfetta.

Las Fallas

A Valencia la festività più sentita dell’anno è Las Fallas. Documentata già nel 1700 e dal 2016 dichiarata dall’Unesco Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, l’origine di questa festa risale alla tradizione di improvvisare falò con i mobili vecchi per celebrare l’arrivo della primavera, e coincide con la festa di San Giuseppe, il 19 marzo, patrono appunto dei falegnami.‌ Las Fallas sono spettacolari monumenti scultorei di legno e cartapesta, collocati nelle strade e nelle piazze della città per essere ammirati prima di finire bruciati in giganteschi falò. Negli ultimi giorni gli artisti falleros ci lavorano giorno e notte, mentre i bambini girano per i quartieri giocando con i petardi, affinando abilità che farebbero invidia a un napoletano. Perché il vero contorno delle Fallas sono i fuochi artificiali e le mascleta’, esplosioni ritmate a suon di petardi.‌ Intorno alle Fallas piazze gremite di gente, cervezerias, una profusione di tapas e banchetti che sfrigolano i banuelos de calabaza, le frittelle di zucca da gustare intinte in una cioccolata calda, come vuole la tradizione spagnola.‌ Come poi sia cresciuta, in piena Quaresima e nella cattolicissima Spagna, una festa del genere, è tutto un mistero!

Tamburo lacandone

I Lacandòn sono un popolo indio discendente dai Maya e vivono principalmente nelle foreste del Chiapas (Selva Lacandona), nel sud-est del Messico, al confine con il Guatemala. A rischio di estinzione fino alla metà del XX secolo, i Lacandòn hanno continuato a parlare la lingua maya e ad adorare gli dei maya negli antichi templi.

La maggior parte dei villaggi lacandoni possiede una dimora degli dei, una casa dove sono custoditi gli strumenti necessari alle cerimonie religiose, tra cui i tamburi che vengono utilizzati per accompagnare canzoni e danze. Al pari degli incensieri usati durante le cerimonie, il tamburo lacandone presenta una testa antropomorfa stilizzata, spesso inclinata all’indietro con il labbro inferiore proteso a ricevere le offerte rituali di cibo e bevande.

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