Quello strano compagno di viaggio che si chiama libro

Dopo averlo sognato e poi pianificato, per ogni viaggio che stia per iniziare arriva il momento topico della preparazione del bagaglio. Conosco persone che usano liste dettagliatissime per selezionare vestiario e attrezzatura, e gente che al contrario rimanda di giorno in giorno la scelta di cosa portare con sé, riducendosi all’ultimo minuto a infilare in valigia qualcosa che puntualmente si rivelerà superfluo. Per me il vero dilemma relativo al bagaglio ha sempre riguardato la scelta dei libri, perché trovo inconcepibile affrontare un viaggio senza un libro pronto aspettarmi a fine giornata, insieme all’immancabile moleskine dove appuntare fatti, situazioni e stati d’animo.

Ci sono state alcune volte, in passato, che a farmi decidere per un libro piuttosto che un altro sono stati peso e dimensioni. Riconosco che questo criterio non faccia molto onore alla lettrice che è in me, ma a mia discolpa posso dire che si trattava di viaggi decisamente avventurosi, come lo sono stati la traversata scialpinistica dello Hielo Patagonico Sur, in Argentina, o il trekking conosciuto col nome di John Muir Trail, un percorso di 350 chilometri che si sviluppa sulla Sierra Nevada, in California, attraversando i parchi Yosemite, Kings Canyon e Sequoia. Anche nei viaggi sportivi però, per intenderci quelli dove si cammina molto e il bagaglio in genere te lo porti sulla schiena, spesso è il peso e il volume dello zaino a condizionare la scelta del libro giusto. Qualcuno starà pensando che un e-Reader risolverebbe il problema alla radice, ma per i lettori come me che pensano che il profumo della carta stampata sia ancora uno degli odori migliori che si possano annusare, insieme a quello del caffè e del tabacco, i libri digitali restano una seconda scelta.

Negli ultimi anni, per fortuna, sono diventata più esigente perché, diciamolo con chiarezza, un libro non è un semplice accessorio, ma riveste l’importanza di un vero e proprio compagno di viaggio. Un libro ha il compito di accoglierti a fine giornata e offrirti una baia dove riposare, oppure un porto da cui ripartire, a seconda delle emozioni che luoghi e persone incontrate lungo il cammino avranno generato dentro di te. Un libro è un compagno insieme al quale trascorrere una giornata di pioggia o una sosta imprevista, ma può diventare anche una pausa emozionale per godere maggiormente di un paesaggio o una situazione. Vuoi mettere fermarti a dormire davanti alla laguna dello Jökurlsárlón, in Islanda, assistere al fluire magico degli iceberg che vagano tra mare e laguna prima di finire spiaggiati sulla Diamond beach, e ritrovarti tra le mani un libro che non ti susciti alcuna emozione?

Sempre più frequentemente, ormai, scelgo di portare con me anche il libro di un autore locale, nella speranza che possa farmi da guida a conoscere meglio il suo paese. Nel mio recente viaggio in Albania, per esempio, ho messo in valigia Rosso come una sposa, il primo romanzo di Anilda Ibrahimi ambientato nell’Albania di inizio Novecento, che racconta la storia di Saba, a cui “la vita non ha regalato tanto, ma abbastanza per capire che arrivare in un giorno d’autunno a contare allo specchio tutte le rughe del tuo viso è già un dono.”

Altre volte, invece, infilo nel bagaglio un libro che possa raccontarmi quanto ha vissuto un altro viaggiatore in quel medesimo paese. È successo così con Marocco, il diario di viaggio della missione diplomatica italiana compiuta da Tangeri a Fez nella primavera del 1875, scritto da Edmondo De Amicis. Certo, le parole di questo libro risentono del tempo in cui sono state scritte e della mentalità del narratore, ma offrono uno spaccato sociale interessante e io mi sono divertita a scoprire quanto fossero sorprendentemente attuali in alcune situazioni.

E tu, come scegli quello strano compagno di viaggio che si chiama libro?

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