L’erba dei prati

In uno dei libri di montagna che, a mio parere, rappresenta una pietra miliare nella letteratura dedicata all’alpinismo, Bernard Amy condensa quello che si potrebbe quasi definire il peccato originale dell’alpinismo. Il libro porta l’evocativo titolo de Il più grande arrampicatore del mondo ed è una raccolta di racconti pubblicata, nella traduzione italiana del 1987, dal CDA, Centro di Documentazione Alpina. Ed ecco la citazione che mi interessa condividere:

“Tu credi che la tua mano senta l’erba sulla quale sei sdraiato. Ma la tocca solamente. Non ricorda altro che la roccia. Ti ha consumato troppo le dita perché tu non abbia ancora l’illusione del suo contatto. I tuoi abiti ti proteggono dall’erba, le suole ti impediscono di sentirla quando cammini. Oggi cerchi gli alpeggi, ma sai bene che è solo per dimenticare le rocce che non hai potuto conquistare. Dovresti osservare l’erba semplicemente per vederla bella. Non fai che affogarci la tua amarezza… Dici che ti piace camminarci sopra, ma è per riposarti un po’ dalle pietraie, per ritrovarle meglio dopo. Ci sono le rocce da una parte, e i pascoli dall’altra: e non le rocce, sempre le rocce oltre i pascoli. Quando saprai questo davvero, comprenderai che ci sono giorni per arrampicare e giorni per sognare senza rimpianti sulla terra.”

Quando vado in montagna, se posso, scelgo di salire una cima o comunque una meta che rappresenti una sfida da raggiungere con fatica: può trattarsi di un passo, di un lago o soltanto di un rifugio, ma anche nel mio zaino, come nel bagaglio di qualunque appassionato di montagna che si rispetti, c’è sempre una quota di masochistico piacere per la fatica.

Talvolta, però, scelgo una meta che è classificata solo come turistica. Ci metto sempre un po’ a tenere a bada la mia voglia di sentire la fatica, quella sensazione di fiato corto che ti prende quasi all’improvviso mentre gli orizzonti si allargano ai tuoi piedi, ma quando finalmente ci riesco riaffiorano alla memoria le parole di Bernard Amy, che considero un monito prezioso per capire i giorni in cui è possibile sognare senza rimpianti sulla terra, quelli in cui le montagne riesci a guardarle anche da lontano gustandoti l’erba dei prati.

Ecco, la mia giornata al Lago di Tovel è stata uno di quei giorni.

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